Non avere fretta: abbi cura del seme!

“Diceva ancora: «Il regno di Dio è come un uomo che getti il seme nel terreno,  27 e dorma e si alzi, la notte e il giorno; il seme intanto germoglia e cresce senza che egli sappia come.  28 La terra da se stessa porta frutto: prima l’erba, poi la spiga, poi nella spiga il grano ben formato.” ( Marco 4:26,28)

In questo passo delle Scritture, Gesù ci insegna un solido e miracoloso principio della vita quotidiana e del Suo Regno. Il concetto è semplice quanto immutabile: non ci si sveglia il giorno dopo aver piantato un seme e con l’immediata aspettativa di vedere una pianta completamente cresciuta. Infatti, una volta piantato un seme, vedi una piccola crescita ogni giorno.

Funziona allo stesso modo nel Regno di Dio. Se pianti il seme del donare, dopo il giusto tempo ne raccoglierai il frutto. Se pianti semi di amicizia, dopo il giusto tempo vedrai un raccolto. Se prendi la Parola di Dio e pianti semi di gioia e pace o amore, dopo un po’ lo vedrai ritornare in buona misura, premuto, scosso e raddoppiato.

Ogni seme ha un diverso modello di crescita ed è questo il punto dove molti cristiani perdono la visione e la paziente attesa. Viviamo nell’epoca del tutto e subito e abbiamo una mentalità istantanea. Pensiamo: “L’ho piantato ieri, quindi oggi dovrei avere un raccolto.” Ma proprio come per un seme normale, anche quello della vita ha bisogno del giusto tempo per crescere.

Devi seminare il seme, continuare ad annaffiarlo, assicurarti che abbia una corretta esposizione alla luce del sole e devi aspettare il giusto periodo di tempo  di cui il seme ha bisogno per crescere e produrre un grande raccolto!

È un principio di generazione in generazione. Molti cristiani partono col piede giusto della fede, ma quando non vedono risultati immediati, si scoraggiano ed abbandonano il campo. No! Trattieni quel seme e lascia che germogli e cresca. Il verso di oggi dice che l’uomo che semina non sa per effetto di che cosa il seme germogli e come successivamente cresca. Questo pensiero il nostro Maestro lo ha espresso per una ragione ben precisa: cura il tuo intento (qualità del seme) perché il processo di crescita e maturazione non avverranno secondo un principio ed una logica umana, ma saranno gli effetti miracolosi del necessario cambiamento della tua vita! Dunque, non avere fretta, abbi cura del seme!

Poco a poco…

“Li scaccerò dalla tua presenza a poco a poco, affinché tu cresca di numero e possa prendere possesso del paese” (Esodo 23:30)

Dio cambia le nostre vite e ciò è da considerarsi un dato di fatto, tuttavia non lo fa in un lampo, ma a poco a poco. Lui usa questo approccio “incrementale” per insegnarci ad affidare ogni area della nostra vita nelle Sue mani e a fidarci di Lui.

Il Signore ci raffina giorno dopo giorno, esperienza dopo esperienza, circostanza dopo circostanza. Nel Suo meraviglioso progetto c’è la volontà di affidarci le Sue ricchezze (rivelazioni della Sua natura, conoscenza della Sua volontà, talento per la conquista di anime a Cristo, etc.). Non avendo però una giusta attitudine gestionale della svariata grazia di Dio, il banco di prova avviene nel quotidiano, dove Dio ci ha affidato quelle che la Bibbia definisce: “ricchezze ingiuste” ovvero qualcosa che non è nostro e che ci è stato dato in amministrazione (la nostra vita, il tempo, i nostri talenti naturali e spirituali).

“Se dunque non siete stati fedeli nelle ricchezze ingiuste, chi vi affiderà quelle vere”? (Luca 16:11)

Più di ogni altra cosa, Dio vuole che noi Lo vediamo presente, potente ed operante nella storia delle nostre vite. Se tutto diventasse perfetto per noi in un istante, saremmo tentati di prenderci tutto il merito! Quindi non ti perdere d’animo, sii paziente e ricorda che Dio sta lavorando per cambiarci, a poco a poco per prendere possesso del paese che Lui ci ha promesso!

La vera conoscenza che abbiamo di Cristo

“…grazia e pace vi siano moltiplicate nella conoscenza di Dio e di Gesù, il nostro Signore.3 La sua potenza divina ci ha donato tutto ciò che riguarda la vita e la pietà mediante la conoscenza di colui che ci ha chiamati con la propria gloria e virtù. (2 Pietro 1:2,3)

Conosciamo davvero chi sia Gesù Cristo? La domanda non è da intendersi se crediamo nella Sua esistenza, ma se Lo conosciamo fino al punto da essere profondamente influenzati da Lui nella vita quotidiana.

Diamo un’occhiata ai versi di oggi di oggi: Pietro sta dicendo che sperimenteremo un’abbondante quantità di grazia e di pace e ciò proprio attraverso la nostra conoscenza di Cristo. Il verso continua dicendo che la nostra conoscenza di Cristo sprigionerà il potere di Dio, il Quale ci darà tutto ciò di cui abbiamo bisogno per la vita quotidiana e la vita devozionale. Amato lettore, capisci il significato? “TUTTO CIO’ CHE CI SERVE PER FAR FRONTE  ALLA VITA E ALLA NOSTRA CRESCITA SPIRITUALE”!

La Bibbia enfatizza: alcune cose? Quasi tutto? No!  Tutto ciò di cui abbiamo bisogno per la vita! Questa non è una piccola affermazione. Pietro sta dicendo che la nostra conoscenza di Cristo è fondamentale per tutto ciò di cui abbiamo bisogno nella vita (guida, scelte, decisioni, rinunce, cambiamento, etc.). Quindi cosa significa conoscenza? Pietro stava usando una parola greca (epignòsis) che significa: una conoscenza completa, una partecipazione profonda del conoscitore nel Soggetto conosciuto, in modo che Lui influenzi potentemente lui o lei. Questo è più di un conoscente o di una relazione casuale. È una passione, un sapere, una sicurezza, insomma, in una parola: Dio. È una fame per la Sua Parola, un desiderio di trascorrere del tempo alla Sua presenza, un’apertura a dialogare liberamente con Lui e una predisposizione del cuore ad ascoltare la Sua voce. C’è veramente tanto da guadagnare conoscendoLo.

Che questa consapevolezza possa oggi essere l’impulso che accenda in te il desiderio di vivere quest’esperienza travolgente capace di rivoluzionare completamente la tua vita!

Credi nella provvidenza di Dio?

“Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui?” (Romani 8:32)

La principale causa di stress nella vita è dettata dalla preoccupazione. Ti preoccupi perché ti chiedi se avrai sempre ciò di cui hai bisogno quando ne avrai bisogno. Tuttavia ogni volta che ti aspetti che siano altre persone a dover soddisfare i tuoi bisogni anziché Dio, sarai frustrato e deluso, perché nessuno sulla Terra può soddisfare tutte le tue esigenze. Solo Dio può farlo, perché Lui mira al fulcro della nostra vita: l’anima.
Se vuoi una cura efficace per lo stress, per le paure e le preoccupazioni, impara a guardare nella direzione di Dio per soddisfare i tuoi bisogni.

Alcune persone ripongono la loro sicurezza nel loro lavoro e quando lo perdono, la loro tranquillità si prosciuga.

Altri ripongono la loro sicurezza nelle relazioni umane, poi restano delusi o vengono traditi e si chiedono: “Chi sono io? Qual è la mia identità”?

Altri ancora si sentono tutelati dalle loro finanze o dai risparmi di una vita, ma anche i soldi, come la vita, sono un vapore che si dirada nell’aria. Amato lettore, il punto è che non dobbiamo riporre mai la nostra sicurezza in tutto ciò che ci può essere portato via. Puoi perdere il lavoro, la salute, la reputazione ed anche le più strette relazioni affettive, ma non devi perdere la tua relazione con Cristo.

Quando metti la tua sicurezza nelle promesse di Dio, scoprirai la Sua fedeltà che sarà in grado di soddisfare tutte le tue esigenze spirituali prima, materiali di conseguenza.

Il verso di oggi ci rivela che se Dio ci ha amati abbastanza da mandare Gesù Cristo a morire sulla croce al posto nostro, non credi che ti ami abbastanza da prendersi cura di ogni altro bisogno della tua vita? Sì! Certo che lo fa e ciò accade ogni giorno. Oggi prova nel tuo cuore a rispondere con onestà a questi quesiti, ne scaturirà una benedetta e profonda riflessione.

  • Quando hai bisogno nella tua vita, qual è in genere la tua prima reazione?
  • Di cosa hai veramente bisogno nella tua vita oggi? Come puoi mostrare agli altri che ti fidi di Dio per provvedere ad ogni tuo bisogno?
  • Perché puoi fidarti delle promesse di Dio nella Sua Parola?
  • Credi nella provvidenza di Dio?

Cinque passi verso il cambiamento

“Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove.”(2 Corinzi 5:17)

La nostra identità si sviluppa attraverso le scelte che facciamo. Di seguito proveremo ad analizzare cinque punti che ci aiuteranno nel processo di formazione della nostra vita.

  1. Possiamo scegliere il nostro stato di salute mentale. Invece di lamentarci del fatto che non possediamo un corpo statuario ed indenne dalle malattie, troviamo il modo di convogliare nella giusta direzione e con il giusto equilibrio le nostre risorse fisiche e mentali,  riducendo lo stress a cui volontariamente ci sottoponiamo. Cerchiamo di riposare di più quando ne abbiamo la possibilità fissando le giuste priorità spirituali e materiali.

Il Salmo 119: 73 dice: “Le tue mani mi hanno fatto e formato;
dammi intelligenza e imparerò i tuoi comandamenti”.

Migliorare i parametri “controllabili” nella nostra vita ci aiuterà a ridurre l’impatto dei fattori incontrollabili.

2. Possiamo scegliere di approfondire le relazioni. La paura del rigetto e delle delusioni impedisce la comunicazione e l’unico modo per sbarazzarsi della paura è affrontarla. Impariamo l’importanza del relazionarsi col prossimo, sbarazziamoci delle cattive compagnie e con sentimenti di amore e di comprensione coltiviamo le relazioni fraterne.

3. Scegliamo la vera fiducia in Dio. Possiamo scegliere di avere fiducia in Dio, indipendentemente da quanto ci accade attorno. “Io benedirò il SIGNORE in ogni tempo;
la sua lode sarà sempre nella mia bocca” (Salmo 34: 1) Quando arriviamo al punto di poter asserire che qualsiasi cosa ci accada loderemo il Signore, la nostra fede crescerà maturando e sarà il frutto di una fiducia incondizionata costruita su una solida relazione con Dio!

4. Possiamo selezionare i nostri pensieri. Nel corso del XX secolo, gli scienziati hanno stabilito che il cervello adulto non potesse essere più modificato. Quando un vincitore del premio Nobel  riuscì invece a dimostrare che è possibile “riprogrammare” la mente umana, anche la scienza  ha dovuto riconoscere la veridicità della  Bibbia, la quale dichiara: “Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente” (Romani 12: 2). Il nostro presente è determinato dal nostro vissuto ed il nostro vissuto è determinato dalle nostre abitudini mentali. Nutriamo il nostro cervello con cose vere: la Parola di Dio!

5. Possiamo scegliere Gesù come Personale Salvatore. Non si sta soltanto parlando di Gesù che ci ha salvato dai nostri peccati, ma di lasciare che Gesù sia il nostro Salvatore ogni giorno. Lasciamo che Lui ci salvi dandoci la forza di prendere le giuste decisioni e di seguirle con costanza.
Siamo chiamati a scegliere quanto di Dio vogliamo veramente nella nostra vita; per grazia Sua siamo giunti alla fine di un altro anno solare, dove spesso si fanno bilanci sull’andamento e si fanno propositi per l’anno nuovo. Nelle tue riflessioni, trova uno spazio per meditare su questi cinque punti che nulla hanno a che fare con il training autogeno, ma che possono essere la vera chiave di svolta per il necessario cambiamento!

Fermati e lasciati curare per guarire

“Per tutto c’è il suo tempo, c’è il suo momento per ogni cosa sotto il cielo: 2 un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare ciò che è piantato, 3 un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire; 4 un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per far cordoglio e un tempo per ballare” (Ecclesiaste 3:1,4)

Ippocrate era un medico greco considerato da molti come “il padre della medicina” ed è proprio lui ad aver scritto il famoso  “giuramento di Ippocrate” ancora oggi usato da quanti scelgono di intraprendere la pratica nell’esercizio della Medicina. Visse tra il 450 aC e il 375 aC. ed ha scritto molto più del famoso giuramento che porta il suo nome. Altri pezzi di buona letteratura fluivano dalla sua penna, molti dei quali esistono ancora. La maggior parte delle sue opere, come è facile da dedurre, trattano l’anatomia umana della medicina e della guarigione. In un pezzo intitolato “Aforismi”, ad esempio, ha scritto: “Per le malattie estreme i trattamenti estremi sono i più efficaci”. In un’altra occasione ha scritto “Precetti”tra i quali spicca questo pensiero: “La guarigione è una questione di tempo e a volte di circostanze”. Ora, il problema per noi più grande, sta nel capire che la “questione di tempo” non è una condizione di passività, ma di una cura costante che, a sua volta, richiede del tempo per la guarigione in quanto si tratta di un processo.

Ma qual’è questa cura? Il primo passo da fare è quello di fermarsi. E’ necessario “fermare” l’azione devastante del proprio carattere, dell’impulsività, dell’orgoglio quanto dell’amarezza, dell’auto confidanza, delle vendette personali, del risentimento ed anche dell’auto commiserazione. La Bibbia ci indica poi un secondo immediato passo da fare.

“«Fermatevi», dice, «e riconoscete che io sono Dio.
Io sarò glorificato fra le nazioni,
sarò glorificato sulla terra».” (Salmo 46:10)

In secondo luogo siamo chiamati a riconoscere la sovranità di Dio, il che ha una duplice valenza per la vita nostra: l’accettazione dei nostri limiti (ne abbiamo tanti) e l’acquisizione di un sentimento nobile chiamato umiltà.

Nel suo giuramento, Ippocrate ha anche scritto: “In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati”. Non potremo mai dare sollievo ai malati se i primi ad esserlo saremo noi.

“Là trovò un uomo di nome Enea, che da otto anni giaceva paralitico in un letto. 34 Pietro gli disse: «Enea, Gesù Cristo ti guarisce; àlzati e rifatti il letto». Egli subito si alzò.” (Atti 9:33,34)

Ogni altra cura sarà palliativa: solo Gesù Cristo ha il potere di dare la vera vita e guarire le anime.

Nella nostra cultura moderna del tutto e subito, del microonde per velocizzare i tempi e dei motori di ricerca per sapere sempre tutto e velocemente, questa affermazione potrebbe sembrare terribilmente scoraggiante.

Amato lettore, la guarigione è un delicato processo, vi sono cose che avvengono nell’immediato, altre che richiedono del tempo perché lavorano sugli spigoli taglienti del nostro carattere. Il problema è che spesso abbiamo pochissima pazienza per quelle attività o quelle imprese che ci costringono ad aspettare. Tuttavia il più delle volte, la vera ripresa è lenta. Richiede tempo. E quanto più profonda è la ferita, tanto più esteso è il danno o il trauma subito e per noi potrebbe essere necessaria una maggiore quantità di tempo per recuperare. Il tempo è un fattore molto condizionante per la vita nostra, nel bene e nel male, pertanto si rende necessaria una “solida” comprensione della Parola di Dio che, per effetto della rivelazione della grazia, farà sì che la guarigione sia completa nei modi e nei tempi giusti.

Fermati, riconosci, lasciati curare, sii guarito dall’amore di Cristo Gesù!

 

 

Punti di raccolta

“Allora la nuvola coprì la tenda di convegno, e la gloria del SIGNORE riempì il tabernacolo. 35 E Mosè non potè entrare nella tenda di convegno perché la nuvola si era posata sopra, e la gloria del SIGNORE riempiva il tabernacolo.
36 Durante tutti i loro viaggi, quando la nuvola si alzava dal tabernacolo, i figli d’Israele partivano; 37 ma se la nuvola non si alzava, non partivano fino al giorno in cui si alzava. 38 La nuvola del SIGNORE infatti stava sul tabernacolo di giorno; e di notte vi stava un fuoco visibile a tutta la casa d’Israele durante tutti i loro viaggi.” (Esodo 40:34,38)

Un punto di raccolta è quel luogo dove ci si raduna per uno scopo comune. Secondo il vocabolario della lingua italiana, il verbo “radunare” è definito come segue: “il riunirsi insieme di molte persone, provenienti da diverse parti, il raccogliersi in uno stesso luogo per formare un gruppo”.

In tutta la Scrittura, incontriamo i “punti di raccolta” di Dio: luoghi in cui il Suo popolo si radunava per uno scopo comune, per il recupero ed il ristoro, per radunare le forze e ricaricarsi  per la battaglia.

Per Abramo il punto di raccolta fu Betel, il luogo dell’altare. Per Mosè  il pruno nel deserto. Gli ebrei in rotta verso la Terra Promessa, invece, ne avevano diversi. Durante il giorno, una grossa nuvola sopra la testa. Di notte, un’enorme colonna di fuoco. Lungo il cammino era il tabernacolo, quel santuario “portatile” in cui il Signore si incontrava con i Suoi eletti. Più tardi, fu il Tempio. Quindi, dopo i terribili anni della prigionia babilonese, Neemia ebbe a cuore un piano per istituire un punto di raccolta per la ricostruzione delle mura di Gerusalemme.

Gesù stesso divenne un punto di raccolta per una manciata di uomini le cui vite sarebbero altrimenti state destinate alla mediocrità. E, dopo la Sua ascesa al padre, il Suo Spirito scese a Pentecoste e accese quella scintilla che fece nascere il più bel punto di raccolta che Dio potesse regalarci per mezzo di Gesù Cristo: la Sua Chiesa! E’ attraverso la veritiera testimonianza della Chiesa che il Signore offre una speranza perpetua per l’umanità ammalata e perduta.

Finalmente, oggi, tu ed io possiamo guardare nelle nostre vite e riconoscere un luogo specifico, la nostra Betel o il pruno del deserto, dove Dio è si è rivelato alle nostre vite.

Dove saremmo senza “punti di raccolta”? Essere parte del Corpo di Cristo ci permette di essere “trapiantati” nei Luoghi Celesti: nuove dimensioni che altrimenti non potremmo mai abitare.

Oggi i punti di raccolta sono le chiese locali. I critici, naturalmente, vogliono farci credere che questi non sono altro che luoghi obsoleti nei quali le persone si riuniscono, cantano alcune canzoni, ascoltano la predicazione della Bibbia, per poi tornare prontamente al business e alla quotidianità come al solito. Tu ed io sappiamo, comunque, che questi incontri possono essere alcuni degli eventi più significativi mai tenuti nel corso della nostra vita, perché possono fornire un nuovo risveglio spirituale che sarà a dir poco rivoluzionario.

Quindi, oggi ringrazia Dio per la tua Betel e prega che altri possano trovare il loro vero punto di raccolta. Prega che Dio possa stimolare la tua vita all’azione e adoperati per partecipare ai raduni e ai culti per uno scopo comune in questi giorni difficili in cui le nostre forze sembrano spesso “disperse” ed esaurite e necessitiamo di un punto di raccolta dove ci verranno di nuovo somministrate nuove forze ed il coraggio necessario per non vivere nell’isolamento e nella precarietà spirituale.

Prigionieri della speranza

“Tornate alla fortezza, o voi prigionieri della speranza! Anche oggi io ti dichiaro:«Ti renderò il doppio».” (Zaccaria 9:12)

Se c’è una cosa di cui la gente ha davvero bisogno nel nostro mondo, è sicuramente la speranza. Tutti devono sapere che c’è una vera speranza di un domani sicuramente  migliore di oggi e che il futuro sarà migliore per i nostri figli e per i figli dei nostri figli, se nel nostro presente c’è un amore vero per Gesù. Quando ci guardiamo intorno, possiamo essere così scoraggiati da pensare che non vi sia alcuna speranza e che la società odierna sia prigioniera di tutto ciò che la circonda e, più a stretto raggio, vi sono persone prigioniere di se stesse. Ma guardando questo versetto, la Parola di Dio ci dice che dobbiamo essere “PRIGIONIERI DELLA SPERANZA!”

Dio vuole infonderci la certezza che Lui stesso ha destinato giorni migliori per noi. Tuttavia è necessario precisare che la nostra fiducia non deve essere in questo sistema globale, non è in questo regno, ma la nostra fiducia è nel nostro grande Dio. La Sua Parola dichiara che nei Luoghi Celesti coloro che sono con noi sono maggiori di quelli che abbiamo contro.

«Non temere, perché quelli che sono con noi sono più numerosi di quelli che sono con loro». (2 Re 6:16)

“Che diremo dunque riguardo a queste cose?
Se Dio è per noi chi sarà contro di noi?” (Romani 8:31)

In realtà i nostri dubbi non devono riguardare Dio, ma noi stessi! Infatti Lui è certamente per noi, ma noi siamo per Lui?

Dio, il nostro Padre celeste, non è spiazzato nè preoccupato da quale movimento politico stia governando il nostro Paese nè del potere e la cattiveria della criminalità perché niente e nessuno può offuscare il Suo meraviglioso piano che comprende anche la tua vita.

Quindi rifletti oggi, di “chi” o di “cosa” sei prigioniero? Sei prigioniero della scoraggiante quotidianità di questo “sistema” mondiale o sei un “prigioniero della speranza”? Credi alle bugie del diavolo che ti fa credere che questo regno è ciò che governerà incontrastato o credi nell’infallibile sovranità di Dio? Tutto coopera al bene per coloro che amano il Signore e i nostri occhi non hanno ancora visto tutto ciò che Dio, nostro Padre, ha in serbo per noi. Quindi guarda in alto e considera che il nostro è un grande Dio e che siamo vincitori, anzi, più che vincitori a causa di Gesù! Lasciati “imprigionare” dalla speranza che nel mondo naturale è un semplice augurio, ma nei luoghi celesti e per effetto della fede in Dio rappresenta una beata attesa del Re dei re e Signore dei signori!

Guardati dal dimenticare

“Soltanto, bada bene a te stesso e guàrdati dal dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno viste, ed esse non ti escano dal cuore finché duri la tua vita. Anzi, falle sapere ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli.  ” (Deuteronomio 4:9)

Soltanto un mese dopo che il Signore li aveva liberati dalle mani del Faraone, i figli di Israele si ritrovarono in un deserto. Ricordavano forse i potenti miracoli che Dio aveva fatto per liberarli dalla schiavitù? E si ricordavano del miracolo che il Signore fece aprendo il Mar Rosso per farli passare sull’asciutto? Inoltre, erano grati a Dio per aver separato proprio con il mare il loro presente dal loro pauroso passato?

No! Niente di tutto questo! Essi si sono dimenticati ed invece di mostrare gratitudine verso Dio con il proprio atteggiamento, si sono lamentati con Mosè dicendo che rimpiangevano  il luogo dove erano stati schiavi: volevano tornare in Egitto!

Ora, che cosa porta la nostra natura umana a farci dimenticare così  in fretta ciò che Dio fa? Charles Spurgeon (un noto predicatore britannico) si espresse  in questo modo: “Non so di cosa meravigliarmi di più: se della fedeltà di Dio o del facile oblio dell’uomo”.

Il passaggio di oggi ci dice di stare attenti a non dimenticare e per non incadere in questo errore, siamo chiamati a fare una doverosa introspezione, così da non dimenticare con superficialità ciò che Dio ha fatto.

“Io voglio ricordare le bontà del SIGNORE,
le lodi del SIGNORE,
considerando tutto quello che il SIGNORE ci ha elargito;
ricorderò il gran bene che ha fatto alla casa d’Israele,
secondo la sua misericordia
e secondo l’abbondanza della sua bontà.” (Isaia 63:7)

Perché è così importante ricordare? Perché  è la chiave per la nostra sopravvivenza anche in mezzo alle tempeste più spiazzanti. Dio ci insegna delle profonde lezioni di vita che sono necessarie per la nostra formazione, in quanto ci spingono all’indispensabile cambiamento,  tuttavia la nostra propensione è quella di dimenticare.

La lezione per gli israeliti era: “Non dimenticare nel deserto ciò che hai imparato dal Mar Rosso”. E tu? Ti ricordi di quanto Dio sia stato fedele a te in passato e quanto lo è ogni giorno rinnovandoti la Sua bontà e la Sua grazia? Ricordi le lezioni di vita che hai imparato e, soprattutto, le applichi al resto della tua vita o facilmente dimentichi? Oggi fermati e ricorda tutto ciò che Dio ha fatto per te. Ricorda la Sua fedeltà. Ricorda la Sua premura e la Sua propensione al farti del bene. Ricorda le persone che conoscevi un tempo e ricorda quelle che ti ha fatto incontrare per il tuo bene. Ricorda la Sua presenza nel passato e nel presente ed immergiti nella realtà che Dio è lo stesso ieri, oggi e per sempre!

Hai bisogno di aiuto?

“La casa che io sto per costruire sarà grande, perché il nostro Dio è più grande di tutti gli dèi. 6 Ma chi sarà tanto capace da costruirgli una casa, se i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerlo? E chi sono io per costruirgli una casa, anche soltanto per bruciarvi dei profumi davanti a lui? 7 Mandami dunque un uomo abile a lavorare l’oro, l’argento, il bronzo, il ferro, la porpora, lo scarlatto, il violaceo, che sappia fare ogni sorta di lavori d’intaglio, collaborando con gli artisti che sono presso di me in Giuda e a Gerusalemme, e che Davide mio padre aveva preparati.” (2 Cronache 2:5,7)

Una delle cose più difficili da fare è quella chiedere aiuto. Per alcuni, infatti, chiedere aiuto è un problema di orgoglio. Per altri invece, farlo sarebbe come ammettere una sconfitta o un fallimento.

Nei versi di oggi, Salomone scrive a Curam, un re vicino che conosceva suo padre Davide,  per chiedere aiuto nella costruzione del tempio. Nella lettera, Salomone è chiaro e trasparente su tutto ciò di cui ha bisogno, compresa la manodopera e le scorte. Curam non è assolutamente infastidito dalla richiesta, anzi, loda la saggezza di Salomone nel chiedere aiuto a realizzare qualcosa per Dio.

“Curam aggiunse: «Benedetto sia il SIGNORE, Dio d’Israele, che ha fatto i cieli e la terra, perché ha dato al re Davide un figlio saggio, pieno di senno e d’intelligenza, il quale costruirà una casa per il SIGNORE, e un palazzo reale per sé!  “( 2 Cronache 2:12).

Salomone stava costruendo un tempio, ma le nostre sfide quotidiane possono risultare altrettanto difficili. Tutti noi possiamo venire a trovarci in fatti e circostanze complicate ed arrivano dei momenti in cui c’è davvero bisogno di aiuto per pregare durante queste giornate o di azioni concrete a sostegno di chi sta attraversando un periodo difficile. Per alcuni potrebbe trattarsi di un problema di famiglia che sembra troppo imbarazzante per condividerlo al di fuori delle mura domestiche, per altri un problema ambientale, per altri ancora un problema economico, relazionale, sociale, professionale, sentimentale e non ultimo spirituale!

Amato lettore, per ricevere aiuto, dobbiamo chiedere aiuto e per farlo, dobbiamo ammettere a noi stessi che ne abbiamo bisogno. Salomone riconobbe con umiltà che aveva bisogno di aiuto e, come lui, non siamo fatti per fare la vita da soli. Gesù promette di fornire ciò di cui abbiamo bisogno per realizzare i mostri sogni a misura di Dio ( Giovanni 14:13,14). Il nostro Dio senza dubbio ci dà forza e potenza a livello personale, ma lavorerà in e per noi anche attraverso gli amici che ha già messo nelle nostre vite. Nella Chiesa e nell’arco della vita, Dio ci farà incontrare degli amici e dei compagni di fede che vogliono darci una mano con tutto il cuore, con generosità e liberalità. Dobbiamo solo essere disposti con umiltà a chiedere aiuto e a rispondere in cuor nostro a queste domande che innescheranno una riflessione oggi:

  • “Quando è stata l’ultima volta che hai avuto bisogno di aiuto e hai avuto paura di chiederlo”?
  • “Alla luce di quanto hai appreso oggi, permetterai all’orgoglio di frenare la tua necessità di ricevere aiuto o riconoscerai che l’aiuto sempre pronto di  cui si parla nella Bibbia, Dio lo darà anche per mezzo di persone che Lui ha predisposto “?